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I 10 riff che hanno cambiato il rock

26 Ottobre 2026 · 4 minuti di lettura

Bastano tre o quattro note e sai già di che canzone si tratta. È la forza del riff: una frase di chitarra breve, ripetuta, che resta in testa e diventa la firma di un brano. Nel rock il riff è spesso più famoso del ritornello, e molti chitarristi hanno imparato a suonare proprio partendo da lì.

Abbiamo scelto dieci riff che hanno lasciato il segno, in ordine cronologico. Non è una classifica definitiva, e in redazione abbiamo discusso parecchio: la storia del rock è piena di giri di chitarra che meriterebbero un posto. Ma questi dieci, ognuno a modo suo, hanno cambiato qualcosa.

1. The Kinks – You Really Got Me (1964)

Dave Davies vuole un suono più sporco di quello che il suo piccolo amplificatore riesce a dare. La soluzione è brutale: taglia il cono dell’altoparlante con una lametta. Ne esce una distorsione che nel 1964 nessuno aveva mai sentito in un disco pop. Il brano arriva al primo posto in Gran Bretagna e diventa uno dei mattoni su cui nasceranno l’hard rock e, anni dopo, il punk. Nel 1978 i Van Halen lo rifanno nel loro primo album, a dimostrazione di quanto fosse avanti.

2. The Rolling Stones – (I Can’t Get No) Satisfaction (1965)

Keith Richards racconta di essersi svegliato con il riff in testa e di averlo registrato di getto su un piccolo registratore, prima di riaddormentarsi. Nella sua idea doveva essere una linea per i fiati. In studio lo suona con un pedale fuzz, uno dei primi in commercio, e quel suono ronzante diventa il marchio del pezzo. Satisfaction è il primo numero uno degli Stones negli Stati Uniti e l’inno di una generazione insoddisfatta.

3. Cream – Sunshine of Your Love (1967)

I Cream sono Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker, il primo grande «power trio». Il riff nasce da Jack Bruce, che lo scrive al basso dopo aver visto un concerto di Jimi Hendrix. Chitarra e basso lo suonano all’unisono, pesante e ipnotico: blues, psichedelia e volume. È nell’album Disraeli Gears e ancora oggi è uno dei primi riff che si imparano a suonare.

4. Led Zeppelin – Whole Lotta Love (1969)

Jimmy Page costruisce un riff semplice e devastante, e intorno la band crea un brano che nella parte centrale si trasforma in un vortice di effetti, rumori e theremin. È il pezzo che apre Led Zeppelin II e che, per molti, segna la nascita dell’hard rock moderno. Anni dopo una causa con il bluesman Willie Dixon, per le somiglianze del testo con «You Need Love», si chiude con un accordo e il suo nome tra gli autori.

5. Black Sabbath – Iron Man (1970)

Lento, pesante, minaccioso. Il riff di Tony Iommi su Paranoid è uno dei momenti in cui il metal prende forma. Iommi da ragazzo aveva perso la punta di due dita in un incidente in fabbrica e aveva imparato a suonare con protesi fatte in casa: anche da quel limite è nato il suo modo di suonare, fatto di accordi semplici e di un peso mai sentito prima.

6. Deep Purple – Smoke on the Water (1972)

Quattro note che ogni chitarrista ha suonato almeno una volta, magari nel negozio di strumenti sotto lo sguardo esasperato del commesso. Ritchie Blackmore lo costruisce con accordi di quarta, semplicissimi e potentissimi. La storia del brano è nata in Svizzera, sul lago di Ginevra, ed è così bella che le abbiamo dedicato un articolo a parte.

7. AC/DC – Back in Black (1980)

Nel febbraio del 1980 muore Bon Scott, la voce degli AC/DC. La band decide di andare avanti con Brian Johnson e pochi mesi dopo pubblica Back in Black, con una copertina tutta nera in segno di lutto. Il riff di Angus e Malcolm Young è essenziale, asciutto, pieno di spazio tra una nota e l’altra. L’album diventa uno dei più venduti della storia della musica.

8. Guns N’ Roses – Sweet Child O’ Mine (1987)

Slash sta suonando e sperimentando con la chitarra quando nasce quella frase inconfondibile, che salta da una corda all’altra. Il resto della band la sente e ci costruisce sopra una canzone, mentre Axl Rose scrive un testo d’amore. Il pezzo esce su Appetite for Destruction ed è l’unico singolo dei Guns N’ Roses ad arrivare al primo posto negli Stati Uniti.

9. Nirvana – Smells Like Teen Spirit (1991)

Quattro accordi, un riff sporco e la dinamica piano-forte che diventerà il marchio del grunge. Il titolo viene da una scritta lasciata su un muro da un’amica di Kurt Cobain, che faceva riferimento a un deodorante. Il brano apre Nevermind e in pochi mesi cambia la musica che passa in radio e in televisione: è la fine del rock patinato degli anni Ottanta.

10. The White Stripes – Seven Nation Army (2003)

Sembra un basso, ma è la chitarra di Jack White passata in un pedale che la abbassa di un’ottava. Il riff è così semplice che si può cantare, ed è proprio quello che è successo: nel 2003 i tifosi del Club Brugge lo intonano a San Siro durante una partita contro il Milan, poi il coro passa agli stadi italiani e diventa la colonna sonora dei Mondiali vinti dall’Italia nel 2006. Oggi è uno dei cori più cantati del mondo.

E il tuo riff?

Ne manca uno che per te è fondamentale? Forse Layla di Derek and the Dominos, Day Tripper dei Beatles, Purple Haze di Jimi Hendrix o Enter Sandman dei Metallica. Scrivicelo su WhatsApp al 078 312 62 84: lo passiamo in onda.

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